Borgata Rore di Sampeyre
Quando si risale la Val Varaita, ad un certo punto, poco prima di Sampeyre, una deviazione a destra conduce nella frazione di Rore, “Lu Rure” in lingua occitana. Gli abitanti di Rore, da sempre, vantano una certa autonomia rispetto al capoluogo, tanto da averla orgogliosamente nominata: “La Republico de Rure”.

Ma a Rore ci sono abitanti ed abitanti.

La comunità umana infatti, da quelle parti, convive da tempo immemorabile con un’altra comunità, quella dei Sarvanot. I Sarvanot sono personaggi della mitologia locale, protagonisti di racconti e favole che parlano di un tempo in cui la gente di montagna, vivendo a stretto contatto con la natura, riconosceva in essa la presenza di componenti ignote ed irrazionali, che incarnava in personaggi di fantasia, quali appunto i Sarvanot. Questi esseri non hanno nulla di magico: semplicemente vivono in profonda sintonia con la natura, di cui fan parte e di cui sono espressione. Ci appaiono come esseri piccoli, brutti, pelosi, con i piedi caprini e dal carattere volubile, ora allegro e chiassoso, ora dispettoso, ma mai cattivo. Sono sia maschi che femmine, amano vestirsi con abiti sgargianti e colorati, spesso rubati agli umani, e vivere in barme, ripari naturali costituiti da rocce sporgenti. Abitano i boschi che circondano Rore, ma la vicinanza con la gente della borgata li porta a frequenti intrusioni nella sua vita quotidiana, soprattutto al fine di giocare qualche scherzo o dispetto. I racconti parlano infatti di incursioni in stalle ed abitazioni, di panna rubata, di noci sparse nottetempo sui balconi, di sale scambiato con zucchero, di code e criniere di cavalli intrecciate, di panni stesi gettati per terra. Ma parlano anche di fatiche quotidiano condivise, di rispetto reciproco e di collaborazione.

Uno dei temi ricorrenti è quello dei bambini scambiati: spesso le mamme Sarvanot, affascinate dalla bellezza dei bambini degli umani, li scambiano nella culla con i propri, bruttini e pelosi. Accortasi dello scambio, la madre “umana” minaccia a gran voce la rapitrice di lasciare il piccolo Sarvanot al freddo ed alle intemperie, finché questa, spinta dall’istinto materno, se lo riprende, restituendo il bimbo umano.

Alcuni anni orsono l’Associazione culturale “Lu Rure” ha promosso e realizzato il ripristino di un vecchio sentiero che, dalla borgata, conduce ad un piccolo bacino naturale, il toumpi, alimentato da una cascata naturale, la pisso: il sentiero di “Tumpi la pisso”, per l’appunto. Si tratta di un percorso breve, divertente, adatto a tutti e attrezzato con ponti di legno, percorribile in ogni stagione. Lungo il sentiero, a volte nascosti nella vegetazione o dietro una barmo, sono stati posti dei simpatici Sarvanot di pezza, che osservano curiosi i passanti.

L’associazione naturalistica Vesulus propone, su questo percorso, accompagnamenti naturalistici animati per scuole e famiglie; per saperne di più visita il sito.

Nota precauzionale: attualmente uno dei ponti è inagibile; ne è previsto il recupero nella primavera del 2015.
Per saperne di più sui Sarvanot, invece, è in vendita il volume di racconti tradizionali, in italiano ed occitano, “I sarvanot dal toumpi”, a cura dell’Associazione culturale “Lu Rure”, edizioni Primalpe, € 11, con disegni di Marco Bailone.

Concludiamo l’articolo con una frase misteriosa, riportata nel libro citato, e sentita più volte gridare dai Sarvanot da coloro che si erano avventurati nei dintorni di Rore: “ I tiri buri buriatti soun mezi morti e mezi malatti!”. Il significato di queste parole, seppur pronunciate sotto forma di saluto amichevole, è tuttora un enigma anche per gli abitanti di Rore…

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