Partenza: Castelmagno (1760 m)
Quota massima: Monte Tibert (2647 m)
Dislivello: 900 m circa
Difficoltà: BS
Giro ad anello: no
Curiosità:
Castelmagno (1760 m): è un piccolo comune montano della Valle Grana. Conosciuto principalmente per il celebre formaggio Castelmagno DOP, questo angolo di Piemonte offre molto più di una semplice esperienza gastronomica: è un luogo in cui la cultura alpina si fonde con la spiritualità e la bellezza della natura incontaminata. Situato a oltre 1.700 metri di altitudine, il borgo offre viste mozzafiato sulle Alpi Cozie e rappresenta una meta ideale per gli appassionati di escursionismo, scialpinismo, natura e tradizioni locali. Uno dei simboli più suggestivi del territorio è il Santuario di San Magno, situato a 1.761 metri di altitudine. Questo antico luogo di culto, immerso tra pascoli e vette, è una meta di pellegrinaggio che affonda le sue radici nel Medioevo. Secondo la tradizione, qui fu martirizzato San Magno, soldato romano convertito al cristianesimo. La chiesa, con la sua architettura imponente e i preziosi affreschi rinascimentali, rappresenta un punto di riferimento spirituale e culturale per tutta la valle.
Monte Tibert (2647 m): è una delle vette più affascinanti delle Alpi Cozie e una meta imperdibile per gli amanti della montagna. Questa vetta, la più alta della Valle Grana, si erge maestosa tra la valle e la vicina Valle Maira. Questa montagna si distingue per la sua forma armoniosa e il suo ampio versante erboso, che in estate si trasforma in un tappeto di prati fioriti, mentre in inverno diventa una destinazione ideale per le escursioni con le ciaspole e lo scialpinismo.
Accesso:
Per raggiungere il punto di partenza, si percorre da Caraglio la Valle Grana. Superare gli abitati di Valgrana, Monterosso Grana, Pradleves, raggiungere Castelmagno e più precisamente il Santuario di San Magno Martire dove si parcheggia.
Il percorso:
Scendiamo dall’auto con entusiasmo e, con i nostri sci ai piedi, diamo il via all’avventura. Sopra di noi, alla nostra destra, il Santuario di San Magno Martire ci accompagna lungo la nostra escursione di scialpinismo.

Siamo i primi in questa giornata e, con la neve fresca di circa 20 cm, ci apprestiamo a tracciare il percorso, lasciando una scia destinata ad essere seguita da altri appassionati di scialpinismo. Il silenzio avvolge la montagna, rendendo l’ambiente ancora più suggestivo.

Dietro di noi la Rocca Cucuja (2144 m) si staglia tra le nuvole.

Saliamo lungo la stradina “estiva” e poi giungiamo al gruppo delle grange Nollo (2.019 m), antiche baite in pietra.

Mentre procediamo, notiamo, con soddisfazione, altri escursionisti che iniziano a seguire le nostre orme: un segno che la bellezza di questi luoghi è di ispirazione collettiva. Il sole ci accarezza il viso e il cielo, di un azzurro intenso, ci accompagna durante ogni istante di quest’avventura.
Iniziamo la salita sul pendio a destra, dove solo tracce di animali precedenti ci ricordano che la montagna è un regno selvaggio e vivo.

Superato questo tratto, la maestosa vetta del Monte Tibert appare all’orizzonte, quasi a chiamarci.

Con determinazione e consapevolezza, ci spostiamo lungo il pendio laterale, fino a ritrovarci sotto la croce che svetta sulla sommità.

A differenza di altre ascese al Monte Tibert, ci spostiamo a sinistra e risaliamo il pendio finale fino a pervenire alla croce di legno del Monte Tibert, simbolo del traguardo raggiunto.

La discesa inizia dal vallone del Sibolet: i primi 150 metri ci regalano viste incantevoli, con la neve che, ancora intatta, scintilla al sole. Nei successivi 100 metri, uno strato di crosta superficiale si fa notare, ma questo non smorza il nostro entusiasmo.

Rimettiamo le pelli e risaliamo con i nostri sci una seconda volta al Monte Tibert, dove incontriamo degli amici. Ci scambiamo alcune impressione sulla giornata, sul manto nevoso, scattiamo qualche foto e poi iniziamo la discesa vera e propria dal Monte Tibert.
Per un lungo tratto la crosta superficiale che si era formata nella nottata si è ammorbidita e gli sci scivolano, come noi, felici. Nell’ultimo tratto, la neve diventa più pesante, ma questo non ci impedisce di godere appieno della discesa, un momento che racchiude in sé tutta la nostra passione per lo scialpinismo.

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