Partenza: Chianale (1.800 m)
Quota massima: Cima delle Rossette (2.909 m)
Dislivello: 1.500 m circa (comprensiva di due salite)
Difficoltà: BS
Giro ad anello: no
Curiosità:
Cima delle Rossette (2.909 m): situata sul crinale che divide il Vallone dell’Agnello da quello di Soustra, è una delle mete più apprezzate dagli amanti della montagna. In inverno e primavera si trasforma in una delle classiche dello scialpinismo piemontese, grazie ai suoi pendii ampi e alla vista impagabile che si apre dalla vetta
Accesso:
Risalire la Valle Varaita, passando per Venasca, Brossasco, Melle, Frassino, Sampeyre, Castedelfino e Pontechianale. Superato l’abitato di Chianale, parcheggiare l’auto nei pressi della strada che porta al Colle dell’Agnello.
Il percorso:
Finalmente si riparte per una gita vera!
Con l’auto ci dirigiamo da Cuneo verso Castello di Pontechianale. Poco dopo, la strada si fa subito più invernale: bianca, ghiacciata, e anche un po’ insidiosa. Sentiamo la macchina “scondinzolare” più volte: è il modo in cui l’auto ci ricorda che la montagna non fa sconti. Nell’abitacolo si respira una miscela di emozione, timore e adrenalina. C’è chi affronta la sua prima esperienza con gli sci d’alpinismo, chi non vede l’ora di mettersi alla prova, e chi è semplicemente felice di ritrovare il gruppo e l’aria sottile dell’alta quota.
Si parte.
Calziamo gli sci, sistemiamo gli zaini e iniziamo la salita lungo la strada innevata che, d’estate, conduce al Colle dell’Agnello.

Il cielo, inizialmente grigio, comincia a mostrare squarci di azzurro. Il sole ci fa l’occhiolino tra le nubi e tutti cerchiamo di ritrovare il ritmo, quella confidenza con i movimenti che solo la neve sa richiamare.

Giunti nei pressi di una baita, saliamo ancora fino a circa 2.500 metri, dove il paesaggio si apre in tutta la sua bellezza surreale: dune di neve fresca, cristalli che brillano alla luce, il Pic d’Asti che si staglia maestoso tra le nuvole. In lontananza, la nostra meta si delinea netta, e non sembra poi così vicina…
Tra le colline di neve iniziano a comparire i primi sciatori in discesa, che sfrecciano urlando di gioia. L’energia è contagiosa.

Ora si gira a destra. Lasciamo sulla sinistra il percorso verso la Sella d’Asti, nostra alternativa insieme al Pan di Zucchero, e iniziamo la vera salita verso la Cima delle Rossette. Il pendio si fa più ripido, e la fatica comincia a farsi sentire.
Le persone dietro e davanti a noi cominciano ad essere molte, anche perché attualmente le opzioni scialpinistiche sono davvero poche.

C’è chi mantiene un passo costante, chi avanza lentamente un passo dopo l’altro. Si vede la differenza tra fisici allenati, chi va di testa, e chi (come me) si affida soprattutto alla forza di volontà.

La vetta è vicina. Dentro di me si alternano voglia di conquista e un pensiero fisso: “sarò ancora capace di scendere?” Il maestro ci rassicura: “La neve è perfetta!” Ma io non ne sono così sicura. So che scenderò, certo. Ma riuscirò a farlo come nei miei sogni, con eleganza e sicurezza, come quei ragazzi visti prima danzare sulla neve?
Appena arriviamo sulla Cima delle Rossette, il Monviso compare imponente all’orizzonte. È uno spettacolo che lascia senza parole. Anche le nuvole, leggere e mobili, sembrano parte della scenografia perfetta. Scattiamo foto, ridiamo, ci scambiamo pacche sulle spalle. Poi via: si tolgono le pelli e si preparano gli attacchi. È il momento della discesa.

La neve è davvero eccezionale. Le curve vengono spontanee, leggere. La “farina” si solleva al nostro passaggio come polvere magica. Le nostre tracce si disegnano sul pendio, decorandolo di emozioni. A tratti non vediamo i “buchi” sotto la neve e qualche capriola imprevista ci ricorda che in montagna si ride anche cadendo. Tutto è parte dell’avventura.
Arrivati nella zona pianeggiante, con un filo di fiato ancora disponibile, rimettiamo le pelli. Siamo troppo entusiasti per fermarci. Vogliamo goderci ancora un po’ questa neve, questa libertà. Risaliamo una seconda volta, ma ora il meteo cambia: la nebbia sale rapida e ci costringe a seguire le tracce degli altri sciatori per non perdere l’equilibrio.
La discesa finale, seppur più cauta, ha ancora il suo fascino. Rientriamo sulla strada del colle e continuiamo con gli sci finché la neve lo permette. Gli ultimi metri li facciamo a piedi. E va bene così.
Perché il bello di giornate come questa non è solo nella vetta raggiunta, ma nella compagnia, nei sorrisi e nella neve che, anche stavolta, ci ha insegnato qualcosa.
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